Da Bressana impianti hi-fi al top

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Massimiliano Magri, 44 anni, produce ampli che costano fino a 50mila €, e casse fino a 150mila

Dietro la barba e i capelloni da ragazzone un po’ hippie si nasconde un uomo di 44 anni che da Bressana Bottarone oggi produce lo stato dell’arte delle amplificazioni hi-fi. «Spaventoso, definitivo, rivoluzionario»: questi sono solo alcuni degli aggettivi che la stampa di settore internazionale sta affibbiando ai prodotti Grandinote di Massimiliano Magri.

Già ben prima della sua laurea in ingegneria, Massimiliano ha iniziato a realizzare i primi progetti di amplificazione, dei goffi tentativi di creare un qualcosa di funzionante. Esempi di un ragazzo che aveva ben chiaro in mente quel che sarebbe stato il suo futuro e infatti dopo la laurea, nel ‘97 all’università di Pavia, inizia a sviluppare i suoi primi amplificatori valvolari per uso domestico. Prima delle semplici tavole in legno con le componenti, dei meri prototipi poco accattivanti e poi prodotti rifiniti e funzionanti che rivendeva ad amici e conoscenti. «Erano i primi passi in questo mondo, ma dopo aver creato qualcosa di concreto ho capito che era importante continuare la ricerca e lo sviluppo, riuscire a creare qualcosa di veramente innovativo – racconta Magri – . L’idea era già nella mia mente da tempo, cioè quella di unire il vecchio modo di fare amplificatori con le valvole con le moderne tecniche a transistor mantenendo i pregi di entrambe ed evitare quanto più possibile le pecche delle due tecnologie».

E a quanto pare ci è riuscito bene stando alle recensioni della stampa di settore. «Gioca in una categoria a se stante oltre la Champions League» dice Peter Banholzer di HiFi Statment; oppure «Randinote Shinai è una Ferrari tra gli amplificatori» scrive Michel Bérard per Son & Image. Anche i suoi clienti non risparmiano aneddoti.«Quando ho conosciuto Max – racconta uno di questi – stava realizzando un progetto totalmente nuovo che riguardava la creazione di un lettore di musica liquida in gergo chiamato streamer. Sono sempre stato appassionato dal mondo hi-fi e ho sempre cercato di avere il meglio. Max ha deciso di venire a testare un suo prototipo di streamer a casa mia sapendo che in quel periodo ne possedevo uno molto costoso, circa ventimila euro e che ritenevo fosse il top sul mercato. Ritenevo, appunto, perché Max quel giorno si è presentato con un accrocco su una tavola di legno in una fase estremamente sperimentale ma che una volta acceso suonava già talmente meglio del mio prodotto di riferimento che il giorno dopo ho subito iniziato a vendere quello in mio possesso anche se sapevo che sarebbero passati mesi prima che quella tavola di legno si fosse trasformata in un prodotto acquistabile».

«Per raggiungere questo risultato – spiega Massimiliano Magri – ho impiegato anni di ricerca, riuscendo a brevettare la mia tecnologia per quanto riguarda gli amplificatori ma negli ultimi tempi sto dedicando anche molte energie per estendere il catalogo dei miei prodotti ed includere anche gli altoparlanti. E lo sto facendo a mio modo, proponendo un’idea molto fuori dagli schemi che fa uso dell’alluminio per la sua intera struttura e che nelle fasi sperimentali mi sono ritrovato a modellare da me a colpi di martello e scalpello per riuscire a capire se la mia idea fosse valida prima di trasformarlo in un progetto commerciale. Sono fatto così, semplice, concreto e creativo e ho intenzione di ampliare lentamente la produzione acquisendo una nuova struttura molto più grande in zona che ci permetterà di produrre più comodamente ma sempre rimanendo in un contesto di alta qualità artigianale». «I miei clienti – conclude – sono persone appasionate di musica, a parte rarissime aziende. Uno di queste è

una sala di registrazione nei Paesi Bassi, la STS Digital, che ha allestito una sala di ascolto con uno nostro impianto di riferimento che ricrea le condizioni tipiche di ascolto casalingo per provare le registrazioni come un utente finale».

Tratto da “La Provincia Pavese” del 20 aprile 2018
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